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Bettino Craxi
Canto XXX:2,3,4(frammento)
2
Bettino si voltò, guardando il mare,
tacque e in silenzio ascoltò il suono delle onde:
lieve fruscìo, morbida schiuma che scompare.
“Spesso la mia memoria si confonde”
ci disse, “con altri mari, altri momenti.
Il tempo sana ferite profonde...
Ma l’ingiustizia che vìola i sentimenti...
Scusate..., non vorrei parlarne adesso...
Ma un giusto non si accanisce sui perdenti!
È vero, io scesi a qualche compromesso...”
Si allontanò, immerse le mani nella schiuma,
si bagnò il viso: “Ho sbagliato, lo confesso.
L’uomo onesto nella vergogna si consuma,
la dignità poi riscatta al prezzo della vita!
Se la memoria i contorni presto sfuma,
e la verità come doppia elica si avvita,
il tempo darà una giusta dimensione
a tutto. E come la bussola ci addita
nella nebbia sempre la giusta direzione,
la storia saprà fare bene i conti,
assegnando a ognuno il torto o la ragione.”
“Dovrà passarne di acqua sotto i ponti,”
rispose Dante. “Troppe bandiere sul castello!
Il giustiziere che sparò su tutti i fronti,
poi accettò un collegio sicuro nel Mugello!”
“Non su tutte le pietre fai una chiesa!”
disse Bettino, “e questo è come quello,
c’è un interesse dietro ad ogni intesa.
Quando io denunciai l’indegno andazzo,
lanciai la sfida e rimasi in attesa,
ma nessuno scagliò per primo nel Palazzo.
Ditemi intanto che cos’è cambiato?
Qualche suicida, un carcerato, e un pazzo
che ha scelto di morire esiliato.
Ma si è forse stroncato il malaffare?
Qualcuno ha preso, qualcun altro ha dato,
di mano in mano, da questo a quel ‘compare’!
Senza più etica, senza più ritegno,
non c’è più un uomo che non puoi comprare!
Credetemi: si è oltrepassato il segno.
3
“Ma... il Presidente, l’hai conosciuto bene...”
dissi d’azzardo, ed era una domanda.
“Ho conosciuto lui e chi lo sostiene,
e chi suona la grancassa nella banda.
C’è chi ha pensato e costruito l’arca
ma, infine, è solo lui che la comanda:
unico timoniere della barca,
che tutto accentra a sé, uomini e cose:
un liberale... che agisce da monarca.
Capace, è vero, anche di azioni generose.
Ma le sue leggi: un novello medioevo!
Indegne dell’Italia, vergognose:
i lodi, le preferenze... Non credevo
che si arrivasse a tanto... In fede mia
non sembra più l’Italia in cui vivevo:
un vero schiaffo alla democrazia!
E il popolo che applaude, contento!
e non s’accorge ch’è plutocrazia.
Ti dico ciò che penso e ciò che sento:
se non si cambia legge elettorale,
sempre gli stessi entreranno in Parlamento:
mille soldati e qualche generale!
Eletti per ‘chiamata’, quindi: ‘servi’,
un’obbedienza ovvia, trasversale...
Mi fermo qua, scusate... Freno i nervi!”
4
Avrei avuto decine di domande
su quegli anni, le stragi, sul progresso,
di come un uomo da solo si fa grande,
dei soldi, del potere, del successo,
di luci ed ombre, del dubbio che ci assale:
sapremo un giorno ciò che accadde adesso,
ma il tempo tutto renderà ‘normale’.
Invece tacqui e me ne pento ancora
ché l’interlocutore era ‘speciale’.
“Vedi?” disse Bettino, “già scolora
il giorno, un altro giorno, un’altra sera,
di un altro mese, un altr’anno, ora su ora,
passo su passo, verrà la primavera,
poi a uno ad uno sfioriranno i gigghj,
e l’amarezza, più profonda e vera,
è ca non potti invecchiari cu i me’ figghj!”
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