Magda Goebbels - Canto XXVIII

Uscimmo all’aria aperta. Il fondovalle

    si vedeva dall’alto come abisso.

    Lì una donna, coperta da uno scialle

vagava inebetìta. Sguardo fisso,

    i piedi scalzi, il volto ancora bello,

    sul petto le due esse e un crocefisso.

Più in là, ordinati, tre letti a castello,

    e su ognuno due corpicini addormentati.

    Lei si aggirava toccando or questo or quello,

come chi saggia la febbre agli ammalati:

    gli toccava la fronte, il petto, i piedi.

    Non sembrava li avesse avvelenati!

“Adolf, rendimi i figli che ti diedi!”

    urlò, quando ci vide, e mostrò i denti

    come belva rabbiosa, e strisciò i piedi.

“Quale onore è nell’essere perdenti?

    Se la coscienza è il nostro tribunale

    i rimorsi, poi, diventano serpenti!

L’oscura teoria del dio del male,

    ora mi è chiara, com’è chiaro questo...”

    e mostrò i figli. “Progetto criminale!                              

Ah, se avessi saputo del contesto,

    di ciò che c’era dietro, ti assicuro,

    del gas, dei campi infami, e tutto il resto,

non avrei ucciso sei figli col cianuro!”

    Poi si rivolse a noi: “Quale giudizio,

    la storia dà a una madre? e quanto è duro?

Più dell’essere in questo triste ospizio?”

    “La storia ch’è maestra e consigliera,

    legge la fine guardando l’inizio,”

rispose Dante. “Chi nel cuore impera

    stravolge il sentimento che vi alberga.

    La storia, purtroppo, giudica la sera...

Magda, c’è chi è sfuggito a Norimberga,

    ma non temere: il verdetto sull’orrore,

    e non c’è pianto che il dolore asperga,

l’ha emesso il tribunale dell’onore!

    Trovi pace il tuo spirito sconfitto...”

    “No!” disse Magda, “più passano le ore

e più mi pesa sul cuore il mio delitto!”

    Si allontanò da noi, tornò ai lettini.

    “Adolf!” urlò. “Se il cuore mi hai trafitto,

maledetto! ridammi i miei bambini!

    Prima che l’acqua dell’Elba li disperda!”

    Poi chiamò: “Helga!” la bimba coi nastrini,

“Hilde, Helmut, Holde, Heide, Hedda!”