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Monsignor Franco Buzzi – Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano
Presentazione del poema “La humana istoria” di Franco Caminiti Milano, 8 ottobre 2010 – Circolo Ufficiali (trascrizione integrale dell’intervento a braccio).
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Sono molto lieto di trovarmi fra voi questa sera e commentare brevemente questo scritto di Franco Caminiti, che non sono riuscito a leggere proprio in tutte le sue parti ma di cui ho letto buona parte. Devo dire che è un libro affascinante. Io dico che non è giusto invocare il nome di Dante per non lasciar scrivere qualcun altro che voglia cimentarsi con il grande esempio dato da Dante. Lo scopo dei grandi non è quello di mettere a tacere gli altri ma di suscitare grandi talenti. E, quindi, la cosa più bella è prendere sul serio quel che un altro ha fatto e cercare di rifare lo stesso, e anche meglio. Quindi, Franco, vai avanti, noi aspettiamo anche il Purgatorio e il Paradiso, sei soltanto alla prima parte. Ma per quanto riguarda questa prima parte io son sicuro che se voi vi mettete un attimo una sera a leggere un canto di questi sarete trascinati dalla curiosità, anche perché, scorrendo l’indice, troverete nomi di personaggi che tutti abbiamo conosciuto, riferimenti a fatti di cronaca sconvolgenti, e troverete, già nelle prime pagine, questa situazione di spaesamento, queste anime che, dopo aver operato il male, si pongono quelle domande che non si sono mai poste, senza poter trovar risposta. E si pongono queste domande, uno all’altro, attendendo una risposta che non viene da nessuno. Tutti domandano e nessuno risponde. Questa è una pena tremenda, è come aspettare e non arrivare. Attendere e non ottenere ciò che si attende. E’ una cosa tragica, come quando, dopo aver fatto un esame, ci attendiamo un verdetto, ci si attende che arrivi una risposta, ‘sì’ ‘no’, e non arriva niente. Questo aspettare e non venire è un po’ come morire. Si dice così. Ecco, ma al di là di questo clima di attesa, di questo clima di sospensione, poi ci si addentra in scenari che sono sempre sorprendenti, per la grande fantasia che Franco mette in atto. Ed è talento sicuro, quello della fantasia. Io ho conosciuto diversi scrittori, chiedevo loro: ‘ Ma che cosa ti porta a scrivere un romanzo?’ E’ quella ‘cordicella’ lì, la fantasia, tu devi tirare e da lì ti nascono tante idee, tante immagini che metti insieme. Io ricordo, per esempio, le scene di questi uomini avidi di denaro che sono condannati ormai a cercare nel fango le pepite, e sono legati alle caviglie con catene d’oro che son fatte con quelle stesse pepite. Diciamo, le scene di ‘contrappasso’, di tipo dantesco, sono veramente affascinanti! Oppure quelli che hanno costruito le case ma risparmiando sul cemento, mettendo tanta sabbia e poco cemento, questi si trovano ‘cementati’, senza più potersi muovere, agitando le mani qua e là, senza più far nulla. Sono cose veramente impressionanti che lasciano trasparire dall’animo di Franco una grande capacità psicologica, perché certamente (si volge verso l’autore) tu hai questa capacità. In questo sei stato a scuola probabilmente di Agostino, sei stato a scuola di Pascal, tutti questi grandi uomini che non perdonano nel momento in cui si interrogano, e interrogandosi scoprono che nell’umano c’è qualche cosa di veramente pazzesco, ciò è, talvolta, proprio l’ostinazione. L’ostinazione, facendo il prete, dopo 40 anni di messa, è la cosa che più mi fa male. Perché l’ostinazione del male è la chiusura totale a una possibilità di miglioramento, di liberazione. Franco mi dice: ‘Guarda che io non sono proprio religioso, non ho una fede sicura, sono laico, io faccio appello a dei valori laici’. Devo dire: i valori laici che tu lasci trasparire da questo libro sono, nell’origine, autenticamente cristiani. Questi valori che tu lasci trasparire, come i valori di giustizia, di lealtà, misura nelle cose, cioè una certa moderazione in tutto, questa capacità di condividere, la volontà di condividere il bene degli altri e di risparmiare loro il male, tutto questo è un discorso profondamente cristiano. Quindi in questo inferno voi troverete per contrasto, e Aristotele diceva che una cosa non si conosce mai fino in fondo fino a quando non si mette di fronte al suo opposto, voi conoscerete per contrasto che cos’è la virtù che fa passare tutto, tutti i vizi della terra, anche quelli contemporanei, come la pedofilia. C’è quella scena di quella bambina che camminava senza toccare il pavimento, e va in cerca del papà, perché questa bambina è stata violentata ed è rimasta incinta e adesso, dopo essersi uccisa, perché non ha potuto sopportare questa situazione, all’inferno va alla ricerca del padre per alleviare, attraverso la liberazione che nasce dalla reciproca conoscenza e confessione, per alleviare anche, se è possibile, la pena del padre. Ci son tratti di umanità e di finezza che rivelano un animo grande in Franco, voi leggetelo, compratelo e leggetelo, a cui mi fanno dire: continua, lascia che quella cordicella continui a ballarti davanti, tira quella cordicella della fantasia, per poter dar corpo, lettera, a queste ispirazioni che io credo vengano anche da un’altra parte.
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